domenica 26 dicembre 2010

Come sviluppare il proprio talento!

Innanzi tutto partiamo con il pede giusto: qual è il tuo talento? Cosa ti piace fare?
Ti piace scrivere, disegnare? Sei appassionato di software, di finanza?

Qualsiasi cosa ti piaccia fare e che sprigiona il tuo talento ti porterà dritto verso il successo! Questo significa che devi porre molta attenzione nello scegliere cosa ti piace fare veramente e cosa invece pensi che ti piaccia.
Innanzi tutto, quello che ti piace fare deve essere:
  • gradevole;
  • attuale;
  • specifico.
Gradevole, perché prima o poi incontrerai delle difficoltà, dei problemi di difficile soluzione. In questi momenti la differenza la farà la passione, la tua capacità di automotivarti. Se fai una cosa che ti piace non ti annoierai e potrai sprigionare tutta l'energia potenziante che è dentro di te.

Attuale, perché viviamo in un'era che divora tutto in poco tempo. La fame di conoscenza è altissima, i tempi di realizzazione e di utilizzo sono sempre più brevi. Se fai qualcosa che non è attuale, bensì superata, rischi di essere etichettato come un nostalgico, mentre se fai qualcosa che ancora la società non è pronta a capire rischi di essere considerato un visionario.

Specifico, perché nel tuo lavoro devi diventare il più bravo di tutti! Nessuno deve conoscere la materia meglio di te. A lavoro, nessuno deve avvicinarsi a te senza paura di fare una figuraccia.
Per essere il più bravo no puoi soltanto fare ricorso alla tua esperienza: devi imparare leggendo, studiando, approfondendo argomenti specifici. Molti sono vittima del paradigma che si impara meglio dall'esperienza.

L’esperienza ci aiuta a capire e modificare le nostre azioni, ma cosa succede quando dobbiamo apprendere qualcosa che va al di là della nostra esperienza? Qualcosa che non possiamo sperimentare direttamente? Inoltre se ciò che facciamo (esperienza) avrà un risvolto nel futuro, come faremo a capire di aver commesso un errore o di aver fatto bene? Lo sapremo soltanto quando arriverà questo futuro. Nel frattempo continueremo a sbagliare o fare bene senza saperlo?

L’apprendimento dall’esperienza è un’illusione. Certamente noi apprendiamo meglio dall’esperienza ma non riusciamo a verificare le conseguenze delle nostre azioni se queste influenzeranno il nostro futuro.

Per questo motivo devi apprendere studiando, leggendo tantissimi libri, informandoti su nuove idee, tecnologie, imparare a utilizzare l’immaginazione.

sabato 27 novembre 2010

Il problema sta nel modo di vedere le cose, non in come sono realmente!

Malgrado la scienza abbia fatto progressi immensi, noi ancora siamo vittime del vecchio sistema, del vecchio modo di vedere il mondo. Questa inefficienza la portiamo con noi e la riversiamo nell'ambito relazionale e lavorativo.

Di fronte ad un problema reagiamo sempre allo stesso modo, oppure seguendo degli schemi prestabiliti.

Agli inizi Novecento, quando un gruppo di scienziati guidati da Niels Bohr, penetrarono nei meandri della materia atomica e capirono che il sistema meccanicistico di Isaac Newton, basato sulla credenza che le particelle elementari fossero solide, non riusciva a dare risposte ai nuovi quesiti, gettarono le basi per lo studio della fisica quantistica.

Qualche anno prima, Albert Einstein sconvolte il mondo della fisica ipotizzando la famosa teoria della relatività.

Per secoli prima i filosofi e poi gli scienziati discutevano di temi come lo spazio, il tempo. Dopo anni della pubblicazione della teoria di Einstein, in ambiente scientifico si parla di spazio-tempo e non più di spazio e/o di tempo.

La realtà è più complessa delle categorizzazioni che l'uomo riesce a ideare. Generalizzare un concetto e inserirlo in una categoria ci aiuta a vivere il quotidiano, a superare le difficoltà che la vita ci impone. Senza di esse non potremmo agire velocemente, non saremmo in grado di generare immediatamente una risposta ad uno stimolo.

L'abitudine a ragionare sempre con gli stessi schemi mentali però ci limita quando dobbiamo superare un problema di livello superiore. Quando dobbiamo andare in profondità, analizzare le fasi, capire il sistema che sta alla base, se ragioniamo per generalizzazioni non capiremo il vero significato e quindi non supereremo la difficoltà cognitiva, e senza di essa non arriveremo alla soluzione.

Non esiste una realtà unica ed immutabile, o comunque noi come uomini non siamo in grado di comprenderla: quando pensiamo di esserci riusciti scopriamo nuovi scenari da approfondire. Viviamo in un continuo processo di avvicinamento alla realtà.

domenica 21 novembre 2010

Come comunicare la tua credibilità e influenzare consapevolmente i collaboratori

All'interno di un gruppo di lavoro è importante creare la propria credibilità.

Le dinamiche che influenzano gli atteggiamenti dei membri del gruppo sono mutevoli, le relazioni tra di essi evolvono continuamente. Per farti notare, devi creare consapevolmente la tua credibilità sia all'interno che all'esterno del gruppo. Soprattutto non devi lasciare niente al caso.

Il giudizio su di te deve essere positivo. Non basta essere credibile per far si che i tuoi collaboratori ti reputino credibile. Tra quello che tu pensi di te e quello che gli altri pensano di te vi è un gap. Tocca a te colmare questo gap; se non lo fari tu, a farlo saranno i tuoi collaboratori che ogni giorno ti scrutano, ti valutano, ti pesano. Questo non puoi evitarlo, anzi più assumi incarichi importanti più starai sotto i riflettori e più sarai osservato e giudicato.

Quanto più vicina è l'immagine di te al tuo essere realmente, tanto più sarai coerente e quindi credibile. L'immagine di te non devi lasciarla in mano ad altri, bensì devi crearla tu e poi proiettarla nelle menti dei tuoi collaboratori.

Se stai pensando che i tuoi collaboratori devono accettarti per quello che sei o che non devi dimostrare nulla, stai commettendo un grosso errore.

Le grandi aziende, la banche, gli Stati, le religioni, tutti questi poteri forti creano la loro immagine collettiva e la proiettano nella società per mantenere stabile la loro posizione dominante.

Se vuoi emergere non puoi lasciare che altri gestiscano la tua immagine, che si facciano un'idea di te basata sulle loro sensazioni. Sei tu che devi proiettare nella loro mente l'immagine di te che meglio si adatta alla situazione.